lunedì 23 febbraio 2009

...il problema non è la caduta, ma l'atterraggio


Sempre di sabato, sempre alle 6 più o meno. E' l'ora e il giorno che la Bravo fa i capricci.

Vediamo oggi, viene il tizio dell'officina. Senz'altro, quando proverà ad accenderla, succederà.

La Bravo camminerà. Scontato, quasi banale.


Foggia - Pistoiese 1 - 1. Sono rimasto nella Sud del Pino Zaccheria fino alle 16 circa, fin quando cioè si è materializzata la follia sotto forma di parenti terzi. Tutto ciò mi ha ricordato qualcosa.

Comunque. C'era Jvan Sica con noi, giornalista e curatore di blogs di Salerno. Si è divertito tutto sommato, credo, alternando momenti di paura quando in più riprese è passato un omino che si credeva autorizzato (forse emulo delle ronde novelle promosse e concesse dal governo) a incazzarsi fino quasi al lmite dell'utilizzo degli arti contro chiunque a suo dire non cantasse.

Un uomo altamente improbabile, se non pienamente discutibile.

Sicchè non ho visto il rigore del pari concesso al Foggia. A onor del vero, non ho capito neanche perchè un rigore l'hanno dato pure alla Pistoiese, eppure c'ero...semplicemente, guardavo altro, molto spesso la Jolly Roger sventolare.


Domenica rivedibile, con strascichi tuttora da risolvere...bof!




venerdì 30 gennaio 2009

Miguel Torga, Diario IV


In mancanze di mie parole in presunta libertà, ne ho tradotte di terzi.


"Tudo vale a pena, se a alma nào è pequena"


"Si scrivano tutti i romanzi rosa che si vuole, si dica quello che si voglia: l'umanità non ha ottimismo nè speranza. Dietro ogni parola di buona volontà, di ogni gesto d'amore, di ogni atto solidale, si nasconde una contraddizione e un'impossibilità. L'uomo si impaurì non solo davanti alle forze esterne ma anche davanti a sè stesso. IL DITTATORE DI OGNUNO DI NOI VIVE IN NOI. Non c'è uomo oggi nel mondo che a ogni fine giornata non abbia un crimine che gli rode la coscienza: la villania di aver adulato un superiore, l'umiliazione di non aver preso parte ad una protesta, il disonore di aver applaudito una bugia."

martedì 30 dicembre 2008

Fields of Athenry


By a lonely prison wall,

I heard a young girl calling

Michael, they have taken you away,

For you stole Trevelyan's corn,

So the young might see the morn.

Now a prison ship lies waiting in the bay.


[Chorus:] Low lie the fields of Athenry

Where once we watched the small free birds fly

Our love was on the wing

We had dreams and songs to sing

It's so lonely round the fields of Athenry.


By a lonely prison wall,

I heard a young man calling

Nothing matters, Mary, when you're free

Against the famine and the crown,

I rebelled, they cut me down.

Now you must raise our child with dignity.


[Chorus]


By a lonely harbor wall, she watched the last star falling

As the prison ship sailed out against the sky

Sure she'll wait and hope and pray, for her love in Botany Bay

It's so lonely round the fields of Athenry.

lunedì 22 dicembre 2008

La passione stratificata

Ad avere una poste pay, sarebbe stato senz'altro diverso. Bloccato in casa da questa strana bestia che è un misto di influenza e bronchite (come dice mammà), lottando per tenere buoni i neuroni che mi volevano vestito e sceso di corsa allo Jacob per Crotone-Foggia. Sicchè, ho provato a cercare il match in streaming, scoprendo che ContoTv copre questo web-servizio al costo di 5 euro. Basta avere una ricarica prepagata o una carta di credito. Purtroppo, non posseggo entrambi, o meglio, la mia poste pay ha solo debiti...quindi, non fa testo.
Così, accendo RadioNova, e ascolto il Didonna...mentre in streming guardo un non orribile West Bromwich-Manchester City.
Al 35' del primo tempo mi sono addormentato. E qui non c'entra la bravura del cronista, o la mediocrità della partita; è un concetto...la partita della TUA squadra è qualcosa da vivere e condividere con quanta più gente la pensi come te. Anche in Tv, se proprio allo stadio non si può.
Già rimpiango perfino Foggia-Ternana, domenica scorsa, quando nostro malgrado abbiamo appreso che il tifo era in "sciopero" e che quindi probabilmente la partita l'avremmo vista davvero senza cantare. Il grado di emozione non è neanche paragonabile. Quando oggi mi sono ripreso dalla pennichella, avevamo perso 1-0, risultato finale...la cosa, però, mi ha lasciato quasi indifferente. Io questa partita non l'ho vissuta, quindi è come se non si fosse giocata.

sabato 16 agosto 2008

O, l'impia di Pechine? si!

Scesero dall’autobus ebbri di felicità. La luminosità del sole, che si stendeva chiarissima su tutta la piazza, rendeva difficile se non problematico alzare lo sguardo oltre la misura d’uomo. Se non altro si potevano ammirare in tutta la loro storicità le piastrelle di marmo che formavano la piazza medesima, un enorme spazio di circa 100 metri di lato delimitato da palazzi rinascimentali e romanici che ospitavano le sedi istituzionali, una chiesa gotica, e un tribunale in puro stile ellenico. Al centro della piazza, un obelisco raffigurante Silvius IV, con la sua divisa da Re del Parlamento ed avvolto addosso una toga sul modello romano. A fianco, ma non troppo vicino per non innervosire i vigili, al momento tuttavia assenti, un chioschetto ambulante che vendeva panini, bibite, birre, patatine e d’estate pure gelati. Lo trascinava un signore di Pozzuoli.
L’autobus aveva fatto capolinea, fermandosi sul lato destro della strada che fiancheggiava la piazza, la quale era al momento sprovvista di nome perché una riunione dei Vertici della Città ne stava decidendo la prossima intitolazione.
I passeggeri erano scesi, altri erano già saliti, in attesa che il conducente fumasse le sue due sigarette nei dieci minuti di sosta, per sfuggire al caldo mattutino, visto che il mezzo privato a funzione pubblica era dotato del moderno sistema di comfort denominato “aria condizionata”.
Terminate in fretta le sigarette, e con una sete non indifferente, Ciro Cerla, l’autista, risalì sulla vettura mettendola in moto, e questa si avviò proseguendo sulla strada, lasciando che la vista della piazza fosse appannaggio dei soli specchietti retrovisori. In particolare, di quello di destra.
- Ma che scoppiato! – disse il signore di Pozzuoli, senza che nessuno potesse ascoltarlo, e continuò poi pensando fra sé: “si fosse fumato una sigaretta di meno, o al limite fumando e camminando insieme, sarebbe arrivato da me, si comprava l’acqua e stavamo tutti felici. Decisamente uno scoppiato. TSK!”.
Camminavano per la piazza ebbri di felicità. Di cosa esser felici, visto il caldo, visto che non c’era un metro quadro d’ombra né una panchina per sedersi, non lo sappiamo ancora. Loro intanto, camminavano. Ad un certo punto, però, come colti da raptus collettivo, o da sincronismo preprogrammato, ecco che tutti insieme cacciarono dalle loro borsette, tasche, comunque sia vani portaoggetti a portata di persona, degli strumenti tecnologici capaci di catturare dentro di sé l’immagine della realtà semplicemente premendo un bottone o al limite due; tali gad-getz erano definiti “macchine fotografiche digitali”. E, disperdendosi con ordine nella piazza, ma a macchia d’olio, ognuno con la sua prospettiva, ciascheduno godendo della visuale che più gli aggradava, o che si erano precedentemente imposti, iniziarono a pigiare freneticamente sui suddetti bottoni delle macchinette; e più pigiavano, più sorridevano.
Quando si accorse di loro, anche il signore di Pozzuoli iniziò a sorridere.
- Ecco i miei polli! - disse il signore di Pozzuoli, senza che nessuno potesse ascoltarlo, e continuò poi pensando fra sé: “fotografate, fotografate pure, che quando meno ve l’aspettate la canicola di questo compagno sole scioglierà voi e i vostri telematici gingilli…e lì casca l’asino!”, e sorrise per via del detto proverbiale che aveva elucubrato. “Ve li devo triplicare i prezzi, ve li devo! UECK!”. Sorrise, ritornando subito serioso per motivi che non stiamo qui a indagare né tantomeno a sindacare. Il signore di Pozzuoli, per quanto si può intuire non proprio una persona a modo, avrà pur diritto ai cazzi suoi.
Ed è pur vero che la sapeva lunga, il marpione. Difatti, dopo tonnellate di clic, litri e litri di sorrisi, dai volti delle persone ebbre di felicità cominciarono ad uscire litri e litri di sudore. Senza scomporsi, e soprattutto senza mai smettere di sorridere, si radunarono in gruppo in un formica-style, e, indicato il chiosco con la punta dei loro diti indici, lo circondarono nel breve volgere di qualche secondo. Lo stesso tempo che fu necessario agli individui presenti nel palazzo rinascimentale, tutti vestiti in maniera uguale, con delle varianti per quanto riguarda le cravatte e le tonalità del grigio o del blu della “divisa”…dicevamo, lo stesso tempo che codesti signori impiegarono per accordarsi sul nuovo nome della piazza. Accordo unanime scaturito da motivazioni tutt’altro che etiche o morali. Comunque, non essendo noi presenti all’assemblea preposta a questo compito, resta chiaro come le nostre non siano altro che malelingue. Il dato di fatto è che la piazza aveva un nome, e quindi d’ora in poi dovremo stare attenti a scriverla con la lettera maiuscola; non sia mai che qualcheduno erudito se ne voglia. Tuttavia, l’ufficializzazione del nome sarebbe arrivata solo nel primo pomeriggio, e non essendoci giornalisti o civili presenti all’assemblea oltre ai legislatori, è chiaro che ci toccherà aspettare.
Quasi quasi, facciamo un salto anche noi dal signore di Pozzuoli, magari una birra e un panino e se siamo fortunati ci scappano pure due chiacchiere. Ovviamente, però, dobbiamo aspettare che i sorridenti di felicità abbiano terminato di essere allegramente spolpati dalla vecchia canaglia puteolana.
Nel frattempo, leggerò “The rime of the Ancient Mariner” di Samuel Taylor Coleridge, in inglese, perché rende di più, e in piedi, perché panchine in piazza non ce ne sono, come vi dicevo poc’anzi.
It is an ancient Mariner,
And he stoppeth one of three.
«By thy long grey beard and glittering eye,
Now wherefore stopp’st thou me?

The Bridegroom’s doors are opened wide,
And I am next of kin ;
The guests are met, the feast is set:
May’st hear the merry din.»

He holds him with his skinny hand,
«There was a ship,» quoth he.
«Hold off ! unhand me, grey-beard loon !»
Eftsoons his hand dropt he.

He holds him with his glittering eye—
The Wedding-Guest stood still,
And listens like a three years’ child:
The Mariner hath his will.

The Wedding-Guest sat on a stone:
He cannot choose but hear;
And thus spoke on that ancient man,
The bright-eyed Mariner.

A me questa ballata piace tantissimo, ma torniamo a noi, anche perché questo è solo l’inizio…della ballata, che è lunghissima e non eravamo qui per questo.
Gli uomini felici si dileguarono ebbri di felicità dal chioschetto, lasciandolo praticamente privo di mercanzie alimentari e rinfrescanti. In cambio, avevano reso ebbro di felicità il signore di Pozzuoli, che pian pianino, sorridendo, si allontanava dalla sempre più afosa piazza (possiamo permetterci ancora di usare la minuscola).
- Che bell’affare! - disse il signore di Pozzuoli, senza che nessuno potesse ascoltarlo, e continuò poi pensando fra sé: “Grazie alle mie scaltre doti di imbonitore e venditore potrò ben concedermi una giornata al mare”.
Sicchè, ahinoi, niente panino e birra, niente chiacchiere, niente di niente. E allora me ne torno a casa e mi cucino un bel piatto di spaghetti al sugo di basilico, due birre fresche e poi una meritata pennichella per superare con facilità le calde ore del primo pomeriggio.

martedì 22 luglio 2008

Verso Il Tutto Tranne Il Mostrarsi Affranto

Alcuni giorni or sono, un amico, più precisamente un libraio, mi chiese di scrivere un pezzo sul vittimismo. La cagione stante nel mio voluto sentirmi vittima, a scopi puramente ironici, nel con lui e circostanti genti relazionarmi.
Nel raccontarle ciò, una parte del mio cuore ha fortemente riso, in virtù del mio a tratti solito sfogarmi con lei in maniera, diciamo così, autocommiserativa, per scopi non puramente ironici. La qual cosa, a ben vedere e ad ovvia ragione, la mandava per dirla così, "su tutte le furie". Passati quindi una diecina (non errore di battitura, bensì arcaismo, nda) di giorni, riflettendo su cosa scrivere e sul comportamento serioso che tanto snervare facea (altro arcaismo, si vede che oggi mi sento antico) suddetta sezione cardiaca, mi sono gettato in codesta nuova fase, in cui a scanso di equivoci, son convenuto con il sottoscritto che fosse meglio mettere da parte tali atteggiamenti, così detti "vittimistici", vuoi seri o faceti. Sicchè da un post sul vittimismo, mi ritrovo a passare ed a scrivere di questa intenzione in un post "post-vittimistico". Il che taglia la testa al toro.

p.s. Avendo quindi bandito, o se vogliamo, ucciso il vittimismo, si può dire che questo sia diventato vittima di un vittimista?

venerdì 11 luglio 2008

Le dure leggi della parola

Solo per un po’, avevo quasi creduto che nei rebus ci fosse più giustizia che nella realtà.
C’era un rebus, la cui soluzione era “Torti riparati”…(T; campi con ortaggi, quindi ORTI; RIP; campi solcati, quindi ARATI: appunto TORTI RIPARATI).
Sulla stessa scia, avevo notato che era impossibile il rebus “Torti ripetuti”.
Per cui mi dicevo: “nei rebus, ai torti si pone rimedio, non si reiterano”.
Ciò è stato suffragato per un po’ dal rebus “Società perfetta” (formato dalla decodifica di icone-oggetti SOCI, ETA’, PER, FETTA oppure dall’unione icone-lettere SOCIE, T, APE, R, FETTA). E mi dicevo “Wow!”…
Poi però ho scoperto che è fattibile questo rebus: SOCI, ETA’, SB, AGLI, ATA (formato da icone-oggetti e gruppi di lettere che li identificano).
Ed è finita l’illusione.

martedì 8 luglio 2008

Un lunedì 7 Luglio qualunque

Uno al giorno, è sempre così. Come fossero pillole.
Oggi ho scoperto il Bar del "Don Uva"(1), dove mi reco tre volte la settimana per motivazioni irrilevanti per chi legge. Krapfen, solito latte freddo macchiato...poi esco fuori ai tavolini per fumarmi una sigaretta.
Subito, un individuo particolare; calvo, privo di tutta la dentatura dal lato destro; mi si siede di fronte, mi guarda e saluta.
In men che non si dica, parte all'attacco.
"Io sto rovinato, sto handicappato. Ma fino a vent'anni, ah! ero 'nu bell' 'uaglione, tenev' tutt'i dint', tenev' i capill'! Mo' però mi sono SCEMUTO, perchè me ne facevo assai (fa il gesto della masturbazione), migliaia. Ho fatto l'amore con una che andava con TUTTI. Però, io non l'ho preso l'AIDS."
Replico così:
"Ma chi te l'ha detto che sei handicappato?"
"No, perchè me ne facevo assai...ma pure a migliaia, quelle ti scimuniscono!"
"Leggiti un libro, così non ci pensi."
"Ma io non l'ho preso l'AIDS, sono SANO COME UN PESCE."
"Hai visto, allora non sei handicappato"
"Mmh, ciao!"
"LEGGITI UN LIBRO!"
"Si, ciao."

Non capisco cos'ha la mia faccia di tanto attrattivo.

(1) - Ex-manicomio, attualmente struttura ospedaliera polivalente.

Periodi...no


Ormai stremato si trascina inerme…per inerzia…di velleità privo…volontà quanto basta per portare avanti questo calvario.
Nell’attesa cercata, a volte però neanche tanto auspicata che arrivino elisir colorati a dipingere un quadro stravolto e bidimensionale della realtà, fatto di momenti iridescenti e allegri che svaniscono, moneta double face di incubo o sogno, al momento del risveglio.
Nessuna delle due è catalogabile come “maniera idonea di vivere”, “forma plausibile di vita”, od similia.

lunedì 30 giugno 2008

Bortolo e il Cavallo

“L’orto! L’orto!”, gridò Bortolo.
Eh si, tutto l’orto era rotto, distrutto.
Sicchè un problema era sorto.
A Bortolo era stato fatto un torto.
Qualcuno, obtorto collo, doveva il maltolto.
Un corto cavallo al trotto.
“Morto, lo voglio”, disse Bortolo, e si denudò il torso.

Cavallo distratto,
tutto gli trottava storto.
Bortolo lo strattonò,
a tratti, lo trasse a se,
una faretra estrasse,
ma si tradusse in un morso.

Trotta d'un tratto, cavallo, vola via.